Il lancio della T-Roc completa verso il basso la gamma delle SUV firmate Volkswagen: una gamma che oggi si compone di Touareg (che sarà presto rinnovato), Tiguan, T-Roc e prossimamente della compatta T-Cross che condividerà molto con la Seat Arona di recente presentazione. È convincente esteticamente: diciamo pure bella. È vivace, con le sue opzioni bicolor (addirittura 4 distinte tonalità per il tetto), che in Italia sono di serie. Ha le sembianze di un Suv, ma la “grazia” di una berlina. È un modello per il quale il costruttore ha fissato obiettivi ambiziosi. In taluni mercati, l’Italia è fra questi, potrebbe perfino soppiantare la Golf come modello più venduto della gamma. Tanto che a difesa dell’attuale best seller difficilmente arriverà una declinazione a metano (Tgi) della T-Roc, che nel Belpaese potrebbe riscuotere un enorme successo.

Anche il nuovo crossover compatto è stato sviluppato sulla piattaforma modulare Mqb del gruppo, una quasi granitica sicurezza circa la sua affinità con la strada, già dimostrata da questa architettura per altri modelli. Dalla Golf, la T-Roc ha ereditato lo spirito sportivo e le fortunate proporzioni: misura 4,23 metri di lunghezza, vale a dire una ventina di millimetri in meno, ma con una maggiore altezza dal suolo (oltre 16 cM). Non ha forme sfrontate, ma pulite e meno essenziali rispetto alla tradizione recente.

 

Il nome, che Volkswagen ha scelto perché suona bene in tutte le lingue, è la combinazione tra l’iniziale di modelli importanti come Tiguan o Touareg e la parola Roc, che richiama il termine inglese “rock” (roccia) e che incarna la vocazione da crossover. La commercializzazione comincerà in gennaio con tre motori, due a benzina ed uno a gasolio, tutti turbo. Si tratta dei Tsi da 1.0 litri da 115 cv e dell’1.5 litri Act da 150, entrambi abbinati al cambio manuale a 6 rapporti e del Tdi da da 2.0 litri da 150 cv in versione 4Motion (a trazione integrale) offerto sia con la trasmissione manuale sia con quella Dsg a 7 marce. In seguito il Tsi Act verrà proposto sia come 4Motion sia con il cambio Dsg. La gamma diesel verrà ampliata con il Tdi da 1.6 litri da 115 cv e con altre varianti del 2.0 litri: da 150 cv a due ruote motrici con opzione sul tipo di cambio e da 190 cv.

In Portogallo, dove il T-Roc “europeo” viene fabbricato e dove Volkswagen lo ha messo a disposizione per la guida, il crossover montava il Tdi da 150 cv. Posizione elevata, visibilità anteriore eccellente (posteriore un po’ meno) e sostanziale comfort sono le prime cose che si notano. Quando il T-Roc è “lanciato” il motore è decisamente brillante e conviene sempre tenerlo un po’ su di giri. Al volante risponde con grande sincerità: lo sterzo è preciso e la macchina è molto composta anche quando si esagera un po’ in curva, grazie anche alla trazione 4Motion di cui questa variante è equipaggiata.

 

È silenziosa quanto basta e beneficia di una efficiente e garbata trasmissione Dsg. Trasferisce una doppia e gratificante sensazione solo apparentemente contraddittoria: di leggerezza, per come si presenta e per come la si può guidare, e di solidità, per come la si percepisce e per come si comporta. Il computer di bordo rivela una percorrenza nemmeno troppo lontana da quella dichiarata, che non è mai quella possibile: quasi 16 chilometri per litro a fronte di 19,6 annunciati, tra l’altro senza fare troppa attenzione ai consumi. T-Roc è compatta e funzionale con il suo bagagliaio da 445 litri di capacità con i sedili in configurazione normale, ma se vengono reclinati si arriva anche a 1.290. La dotazione è veramente importante fin dall’allestimento Style, che include già cruise control adattativo, Radio Composition Media da 8 pollici, rilevatore di stanchezza, freno di stazionamento elettronico e altro ancora.

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